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A CADUTA DI MASTRAPASQUA È ANCHE LA CONFERMA CHE IL SUO SANTO PROTETTORE, GIANNI LETTA, HA PERSO MOLTO DEL SUO POTERE - A DESTRA NESSUNO LO HA DIFESO E “LIBERO” GLI HA DATO IL COLPO DI GRAZIA CON LA STORIA DEGLI ESAMI COMPRATI

mastrapasqua

Mastrapasqua ha capito che il suo scalpo è stato preso, guarda caso, a poche settimane dal giro di nomine delle controllate dello Stato, a cominciare da Eni, Enel, Finmeccanica e Poste - Chissà perché proprio ora tutti hanno scoperto il suo “conflitto di interessi”?

 

La resistenza del superpresidente è finita venerdì pomeriggio. Quando Letta ha spiegato che la proposta del governo sull'esclusività delle cariche negli enti pubblici era immediatamente applicabile, Mastrapasqua ha capito di essere stato licenziato.
L'INPS non era più suo dopo otto anni di potere incontrastato.

A quel punto si è preso ventiquattrore di tempo per riflettere. Si è rifugiato prima nel suo ufficio a pochi metri da Palazzo Chigi, poi nella sua casa romana. Ha alzato lo sguardo e si è accorto che intorno c'era il deserto: mollato da tutti, perché sulle pensioni non si scherza. La sua estesissima e fitta rete di relazioni è apparsa improvvisamente rattrappita, minuscola.


Nemmeno Forza Italia l'ha difeso, se si eccettua, qualche giorno fa, una flebile dichiarazione a suo favore di Daniele Capezzone. Né avrebbe potuto più aggrapparsi al suo superprotettore Gianni Letta, perché dietro le quinte anche il braccio destro di Berlusconi sta perdendo molto del suo potere. In fondo la caduta di Mastrapasqua ne è una conferma.

Così ieri mattina Mastrapasqua ha parlato al telefono con il presidente del Consiglio, Enrico Letta, prima che partisse per Abu Dhabi, dopo averlo già contattato venerdì. Poi ha chiamato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini per fissare l'ultimo appuntamento. Il suo obiettivo era ottenere l'onore delle armi. E così è stato: dagli Emirati Arabi Letta ha definito «sagge» le dimissioni dell'ex presidente dell'Inps e nel comunicato del ministero del Lavoro il governo (tutto l'esecutivo, come pare avesse chiesto Mastrapasqua) esprimeva «apprezzamento » per la sua sensibilità. L'onere delle armi, appunto.

D'altra parte un segnale inaspettato per Mastrapasqua è arrivato proprio ieri mattina, prima delle dimissioni. Il quotidiano Libero, che fino ad allora non l'aveva attaccato, ha sparato in prima: "La laurea falsa di Mister Inps". Con un editoriale del direttore che ne chiedeva le dimissioni. Perché Mastrapasqua si è comprato tre esami per laurearsi in economia e commercio.

È stato condannato a dieci mesi per falsità ideologica. Ha rifatto gli esami. Si è nuovamente laureato. Infine è stato riabilitato. Una brutta storia. Un'altra macchia nel suo curriculum, che in pochi, però, fino a ieri conoscevano. Non vuole parlare, l'ex presidente dell'Inps. Almeno non vuole farlo con Repubblica. Non vuole spiegare perché si è arreso dopo avere detto che mai si sarebbe dimesso, negando i conflitti di interesse, dichiarandosi sereno per gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria.

Mette giù il telefono quando sente il cronista senza nemmeno pronunciare una parola. Al citofono della casa, un signorile condominio nel cuore di Parioli romani, risponde la moglie, Maria Giovanna Basile, anche lei commercialista, anche lei pluripoltronata: «Mio marito non c'è», dice con estrema cortesia.

«Comunque non ha alcuna intenzione di rilasciare un'intervista. Chiediamo un po' di riservatezza. Non è davvero il caso che veniate fino a casa nostra». Nemmeno Domenico Aiello, avvocato di Mastrapasqua, che certamente l'ex presidente del infermieri l'Inps avrà consultato prima di firmare la lettera di dimissioni, accetta di parlare: «Le parole possono essere travisate. Mi scusi».

Ma Antonio Mastrapasqua, che fino a ieri in molti nella Capitale consideravano uno degli uomini più potenti d'Italia, aveva intuito già mercoledì scorso che probabilmente la bufera non si sarebbe arrestata. Era andato a parlare a tutti i dipendenti dell'Ospedale israelitico, di cui è direttore generale, e da dove ha origine questo scandalo sul presunto giro di cartelle false che lo vede indagato con l'accusa di truffa aggravata. «Questo - ha detto ai medici e riuniti nella sala - è un attacco personale a me e alla mia famiglia. Ma state tranquilli, qui non succederà nulla». Poi una frase sibillina, difficile da interpretare: «Pago per colpe non mie». Infine la commozione.

Colpe di chi? Dei dirigenti dell'Ospedale? Oppure di altri? Chi? Colpe politiche? Certo Antonio Mastrapasqua si è spesso sfogato in questa ultima settimana con i suoi collaboratori dicendosi di sentirsi vittima di «un'operazione politico-mediatica ». Di essere diventato «un bersaglio». Mastrapasqua è convinto che ci sia una connessione
tra lo scoppio dello scandalo e le prossime nomine primaverili ai vertici delle controllate dello Stato, a cominciare da Eni, Enel, Finmeccanica, Poste.

Pensava di poter essere un candidato per un'altra poltrona, da sommare alle diverse decine sui cui si è seduto in questi suoi gloriosi anni. Ambiva a Finmeccanica e Poste, in particolare. Ora ha il dubbio che anche Palazzo Chigi abbia voluto farlo fuori scoprendo con ritardo il conflitto di interessi. Ritiene, allora, di essere finito in uno scontro di poteri di cui lui sarebbe, paradossalmente, solo l'anello più debole. Ma non è vero.

Roberto Mania per "la Repubblica"

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