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Caso Ruby, i legali di Berlusconi: diamo fastidio, giudici prevenuti
Milano - (Adnkronos) - Arringa difensiva di Ghedini: ''Il Cavaliere era convinto che Karima fosse egiziana''. E chiede ''l'assoluzione perché il fatto non sussiste''. L'ex premier: "Il vero obiettivo sono io, vogliono farmi fuori". Ruby bis, pm chiedono sette anni per Mora, Minetti e Fede. La testimonianza di Ruby: ''Ad Arcore mai avuto rapporti intimi con Silvio''
Caso Ruby

Milano, 3 giu. (Adnkronos) - ''Nel corso di questo processo abbiamo pensato di generare del fastidio come difensori''. Lo afferma Niccolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi, nel corso della sua arringa difensiva al processo Ruby. ''Analogo fastidio - aggiunge - non sembra ingenerare nei giudici la Procura della Repubblica''.

Parlando delle requisitorie dei pubblici ministeri, Ghedini sottolinea che il pm Antonio Sangermano ''ha parlato di un altro processo'', accusando il collegio dei giudici di mostrare ''una vicinanza culturale'' alla Procura. Inoltre, "se Berlusconi ha parlato di Ruby in una cena istituzionale è naturale che pensasse fosse egiziana" sostiene Ghedini. Facendo riferimento alla cena del 19 maggio 2010, a cui partecipò insieme alle massime autorità egiziane anche l'allora ministro degli Esteri Franco Frattini, l'ex premier - secondo Ghedini - avrebbe fatto riferimento anche alla vicinanza della ragazza con l'allora presidente Mubarak. Per la difesa del Cavaliere, Berlusconi "non ha mai chiesto di accelerare le procedure" ai funzionari della Questura di Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 per il rilascio di Ruby a Nicole Minetti. Altrimenti, dice Ghedini, "dovremmo dedurre che il dottor Pietro Ostuni abbia mentito nella sua ricostruzione", dal momento che il capo di gabinetto aveva sostenuto che dall'ex premier era giunta solo "una richiesta di informazione". Se è vero questo, sostiene, "non esiste la sussistenza di reato". ''Per noi, la soluzione deve essere l'assoluzione perché il fatto non sussiste'' dice il legale, riferendosi al reato di concussione, uno dei due reati insieme alla prostituzione minorile per cui l'ex premier è imputato nel processo. Secondo Ghedini, ''non sempre le azioni compiute da pubblici ufficiali possono essere considerati reati contro la pubblica amministrazione. Possono anche essere azioni umane''. Il legale fa poi notare che "tutti i testimoni negano di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi". Il difensore sottolinea che, per la Procura di Milano, gran parte dei testimoni sono "inattendibili perché pagati dal presidente. Ma molti - sostiene - erano già aiutati economicamente. E' un aiuto dato in continuità". Secondo Ghedini, "non c'è niente di strano", altrimenti "non si potrebbe mai chiamare a testimoniare un dipendente o un familiare se un teste non dovesse mai avere un legame economico con un imputato". Questo "non esclude quindi la loro credibilità". ''Cinquanta i testimoni che dicono tutti le stesse cose'' sui fatti di Arcore, ''sono fatti oggettivi il resto è fantasia'' sostiene. Riferendosi ai teste della difesa, poi aggiunge: ''A qualcuno di queste persone è mai stato detto 'non dovete dire niente?'''. Secondo Ghedini, poi, ''i teste che dicono cose spiacevoli nei confronti di Berlusconi sono credibili, altri no''. Il legale sottolinea che ''sono state acquisite da noi 25 testimonianze che narrano di eventi consimili alle serate di Arcore''. Per Ghedini la Procura dovrebbe dare argomenti ''un tantino più forti per dire che i nostri teste sono falsi. Non basta dire i nostri sono veri, i vostri sono falsi''.

Fonte: adnkronos.com

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