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Ecco la Costa Smeralda del sud

Da un emiro arabo petrodollari per un polo turistico

Da un emiro arabo petrodollari per un polo turistico


SANT'ANTIOCO All'inizio fu una società anglo-russa a progettare lo sbarco a Sant'Antioco: procedura troppo complicata e burocrazia farraginosa, la multinazionale del turismo rinunciò ancora prima di schierarsi sulla linea di partenza. Però non è finita lì. Ora in pole position si sarebbero presentati gli arabi. Una società «di comprovata affidabilità e di solida consistenza patrimoniale» sarebbe pronta a investire una montagna di petrodollari per fare della più grande delle isole del Sulcis un gigantesco polo turistico da migliaia di posti letto e almeno duemila posti di lavoro. Insomma, Sant'Antioco, con le coste affacciate su quel grande porto naturale che è il Golfo di Palmas, sarebbe entrata nel mirino di un emiro (il nome è top secret) a capo della società alimentata dai capitali degli imprenditori del Golfo Persico, pronto a replicare lo sbarco in Costa Smeralda.

Agli arabi non è sfuggita l'importanza della posizione strategica che l'isola di Sant'Antioco occupa nel Mediterraneo, ma soprattutto, la possibilità di realizzare due grandi insediamenti praticamente sul mare, un polo nautico attrezzato e un complesso ricettivo, recuperando e riqualificando l'area di una fabbrica demolita e quella di una cava dismessa. Insomma, nessuna violenza sul territorio nessuno scempio ambientale. Al contrario, l'opportunità per risanare, convertendoli a una redditizia intrapresa produttiva legata al turismo, due siti compromessi da decenni di attività industriale.

Gli inglesi e i russi prima, gli arabi dopo non si sono inventati nulla, ma hanno pensato di sfruttare un'opportunità offerta nientemeno che dalla Regione. I terreni da utilizzare, infatti, sono quelli dove sorgeva la fabbrica di magnesio della Sardamag, smantellata una ventina di anni fa, e le colline vista mare di Su Sennori sventrate per estrarre il calcare. I due siti sono stati rilevati dalla Regione che li ha inseriti nell'elenco degli edifici delle vecchie miniere e li ha messi all'asta in due distinte occasioni per riqualificarli inserendoli “in un piano di sviluppo e valorizzazione economica turistica, naturalistica e ricettiva”. La Regione si è spinta anche più avanti, abbinando a ciascuna delle due aree generose volumetrie. Così sui quattordici ettari dell'area dello stabilimento della Sardamag, affacciati direttamente sul porto, sarà possibile “insediare 50 mila metri cubi per strutture ricettive, eventuali servizi annessi a esercizi commerciali, un complesso residenziale, un porto turistico con relativi servizi”.

Gli ettari a disposizione nella cava dismessa sono addirittura 270, 70 mila i metri cubi edificabili per realizzare una mega struttura ricettiva con annesso centro congressi da 10 mila metri cubi. Di questo compendio fa parte anche una villa sul mare di 400 metri quadrati (era l'abitazione del direttore della Sardamag).

Esistono anche i progetti di massima per i due interventi. Sono stati realizzati sei anni fa dallo Studio-Firenze dell'architetto Maurizio Mucci, che li ha anche depositati alla Regione. Erano stati elaborati all'epoca del primo bando per la vendita delle aree «su sollecitazione di due grossi gruppi imprenditoriali che erano interessati a investire a Sant'Antioco - racconta il progettista - ma non se ne fece nulla»

L'unione sarda - di Sandro Mantega

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