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Dal Comune cartelle esattoriali per decine di migliaia di euro, nel mirino gli immobili religiosi «utilizzati per finalità commerciali»

 

La Curia alla crociata anti Ici

il braccio di ferro va avanti da anni: sul piatto ballano decine di migliaia di euro che il Comune vorrebbe incassare dalla Diocesi e da altri enti religiosi cagliaritani per l'Ici su alcuni immobili, che l'amministrazione ritiene «non esenti» dall'imposta. La battaglia, per ora combattuta a colpi di ricorsi, perizie e memorie difensive, sta per arrivare al gran finale: la parola spetterà nei prossimi mesi alla Commissione tributaria regionale (che in questa materia è un giudice di secondo grado), a cui il Seminario arcivescovile, i Salesiani e le suore del Buon pastore hanno chiesto di annullare gli accertamenti notificati dal Comune e - in quasi tutti i casi - confermati nel giudizio di primo grado.
Il Municipio contesta alla Curia il mancato pagamento di due «avvisi di accertamento» del 2003 e del 2007, per un terreno edificabile in via Cogoni e un immobile in via Logudoro. In tutto, oltre 57mila euro (21.600 per la prima cartella, 35.786 per la seconda). Il 10 settembre gli uffici hanno deciso di costituirsi in giudizio davanti alla Commissione tributaria regionale. Per i terreni del Seminario, i difensori della Curia hanno eccepito, oltre un generico «difetto di motivazione», anche «l'inedificabilità delle aree accertate». Ma secondo il Servizio tributi, il ricorso è inammissibile: sarebbe arrivato oltre il termine di sessanta giorni.
Discorso diverso per l'immobile di via Logudoro - dove la Diocesi ha la proprietà di molti appartamenti e locali - che per la Curia è inutilizzabile: i pavimenti sarebbero sconnessi, i muri non sono in ottime condizioni e mancano gli impianti di sicurezza. Dettagli che per il Comune non bastano: al massimo, potrebbe essere riconosciuto uno sconto (del 50 per cento), ma nulla di più.
Alla Commissione tributaria si è rivolta anche la Congregazione figlie di Maria Santissima madre della Divina provvidenza e del Buon pastore , proprietaria di una casa di riposo e di assistenza ai malati in via San Benedetto. Anche alle suore è stata richiesta l'Ici dal 2002 al 2007 (impossibile avere la somma precisa, ma si tratta di decine di migliaia di euro) per diversi immobili in cui vengono esercitate «attività assistenziali e sanitarie», che secondo i difensori farebbero rientrare il caso nell'esenzione prevista da un decreto del 1992.
Secondo il Servizio tributi però ci sono «elementi di commercialità nello svolgimento delle attività», e dunque l'imposta comunale deve essere pagata, come per un'impresa qualsiasi. Una parte della battaglia legale è già archiviata: la Commissione provinciale ha rigettato il ricorso per tre anni - dal 2002 al 2004 - e le suore non hanno presentato appello. Si andrà fino al secondo grado per gli altri tre accertamenti (dal 2005 al 2007).
La storia della Visitatoria Salesiana Madonna di Bonaria è molto simile: l'ente religioso gestisce l'istituto Infanzia lieta in viale Sant'Ignazio e riterrebbe di essere esente dal pagamento dell'Ici. I locali al centro dell'accertamento Ici però, secondo i Salesiani, vengono utilizzati per «fini didattici». E dunque rientrano tra quelli esenti dall'imposta. Anche in questo caso l'ufficio Tributi contesta «elementi di commercialità».
Qui la guerra va avanti da anni: la “Visitatoria” per una cartella (relativa al 1999) ha vinto il ricorso perché un decreto del Governo Berlusconi aveva disposto l'esenzione «a prescindere dall'esistenza di profili di commercialità nell'attività esercitata». Ma quella norma è stata abrogata. E ora il Comune chiede il pagamento dell'Ici dal 2001 al 2007.
Michele Ruffi

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