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Tutte le opere mai finite: già ingoiati 158 milioni

SARDEGNA OPERE MAIFINITE

Ci sono lavori ormai a buon punto, congelati. Cantieri mollati a metà. Appalti abbandonati in
attesa di tempi migliori, di soldi freschi, e nel frattempo sono trascorsi decenni. Scuole finanziate in parte con la legge Falcucci di ventotto anni fa che oggi non servono più a nessuno. Ancora: scheletri, pilastri, strutture abbozzate che, con un po' di fantasia, danno
un'idea di quello che saranno, anzi, forse meglio dire di quello che sarebbero potute essere.
Percentuali di esecuzione da 100 (ma senza fruibilità) a zero. Oltre all'enorme spreco di risorse pubbliche, il lungo elenco delle opere incompiute mette tristezza. In Sardegna quelle ufficiali, censite dalla Regione (giunta ultima tra tutte le amministrazione del Belpaese) su richiesta del ministero delle Infrastrutture, sono cinquantatré. Hanno già ingoiato più o meno 158 milioni di euro e non si sa se e quando vedranno mai la fine. Qualcosa è stato “ripescato” e verosimilmente si concluderà prima o poi. Per il resto, nell'anagrafe del disastro si trovano anfiteatri e centri servizi, parcheggi e maneggi, chiese e strutture socio assistenziali, morti
prima di nascere.
L'opera più imponente-36 milioni 245 mila euro, stazione appaltante Ente acque della Sardegna è quella che riguarda lo “schema idrico del Flumineddu per l'alimentazione irrigua della Marmilla: la realizzazione «è interrotta e, allo stato, non sussistono le condizioni di riavvio». A La Maddalena (Caprera) troviamo un orto botanico da 520 mila euro; a Villaputzu la caserma dei carabinieri da 1 milione 300 mila euro; a Ozieri il palazzetto dello sport da 5 milioni; a SanVito la riqualificazione urbana del villaggio operaio di San Priamo (quasi 3 milioni di euro); a Seneghe il restauro dell'ex albergo Laconi da 1 milione 428 mila euro; a Oristano la bonifica del vecchio carcere militare da 1 milione 023 mila euro; ad Alghero la valorizzazione dellaGrotta Verde (1 milione 200 mila euro); a San Sperate il Parco Pixinortu (112 mila euro); a Baradili la ristrutturazione di Casa Usai (80 mila euro); a Torralba interventi sulla viabilità interna (350 mila euro); a Portovesme il dragaggio e il completamento della banchina di Riva (oltre un milione); a Fluminimaggiore il recupero dell'ex asilo da destinare alla promozione turistica (quasi un milione e mezzo); ad Arborea la costruzione di un autodromo per gare di formula 3, kart e moto (16 milioni 640 mila euro); a Nuoro la parrocchia di San Francesco, un milione 400 mila euro l'ultimo intervento di quindici anni fa, altri 2 milioni mancanti per l'ultimazione.
Il censimento è stato istituito con il decreto Salva-Italia (nel dicembre 2011). Obiettivi: nonsoltanto pubblicizzare una rassegna di croci e fallimenti, ma soprattutto capire i motivi. A livello nazionale la somma dei denari finora buttati supera i 4 miliardi, la Valle d'Aosta, ad esempio, ha il terminal dell'aeroporto di Saint-Christophe, la Lombardia lo svincolo di Desio, l'Emilia Romagna il nuovo assetto ferroviario di Ferrara. La Sardegna si è adeguata per ultima:
il documento è stato compilato a fine dicembre e inviato al ministro Maurizio Lupi. Spiegano i funzionari dell'assessorato che ogni opera pubblica risulta non completata per una delle seguenti cause: mancanza di fondi; problemi tecnici; sopravvenute nuove norme o disposizioni di legge; fallimento, liquidazione coatta e concordato preventivo dell'impresa appaltatrice;
mancato interesse al completamento da parte della stazione appaltante o dell'ente aggiudicatore. L'estate scorsa, a luglio, fu presentato l'Osservatorio dei contratti pubblici della
Regione, «strumento finalizzato a garantire processi di controllo nel mercato degli appalti e a monitorare il sistema, in linea con le azioni di modernizzazione della pubblica
amministrazione». L'ex assessore, Angela Nonnis, fa sapere che «son o state avviate le procedure, ma ancora l'osservatorio non si è costituito».
Cristina Cossu
Da L’Unione Sarda del 18 marzo 2014

Da L
Unione Sarda del 18 marzo 2014
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