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L’IMPEGNO A RITIRARE I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE CANCELLA PER SEMPRE IL VINCOLO PATTIZIO CON LO STATO

Patto instabilità

“Un’operazione che a conti fatti rischia di far perdere alla Sardegna dignità, autonomia e una marea di soldi che lo Stato ha scippato all’isola in questi ultimi tre anni. Con la clausola numero 5 di un accordo vergognoso la Sardegna rinuncia a cause pendenti davanti alla Corte costituzionale per un valore calcolato al ribasso di 3 miliardi e 624 milioni di euro. Un vero e proprio disastro finanziario frutto della sottomissione politica ed istituzionale di questa giunta regionale. L’accordo venduto come straordinario in realtà è il più becero atto di sottomissione della Regione allo Stato. In ogni suo punto vi è un chiaro e maldestro tentativo di mettere sotto tutela la regione Sardegna.

SONO FALSI I 320 MILIONI IN PIÙ IN REALTÀ HANNO TAGLIATO 644 MILIONI
Non solo non è stato ottenuto il miliardo e 200 milioni sbandierato qualche mese come irrinunciabile, ma la cifra dei 320 milioni è falsa. In realtà la Regione si fa scippare dallo Stato una capacità di spesa di 964 milioni di euro. Un furto a mano armata con una modesta restituzione di 320 milioni del bottino. In sostanza si tratta di un taglio netto di 644 milioni di euro rispetto ad un patto di stabilità che in Sardegna non poteva e non può essere applicato proprio perché si tratta di una Regione a Statuto speciale”.

RITIRARE I RICORSI: UN DANNO ECONOMICO E MORALE DA OLTRE 3 MILIARDI E 600 MILIONI
“Si spiega così l’obbligo che lo Stato ha imposto di ritirare quei ricorsi alla corte costituzionale. Ricorsi che avevo ripetutamente sollecitato proprio per la palese incostituzionalità dei provvedimenti del governo Monti e Letta, ed ora di Renzi. Nel silenzio di tutte le parti politiche avevo denunciato e votato contro provvedimenti gravemente lesivi dell’autonomia della Regione e avevo in tempi non sospetti chiesto il rinvio degli stessi alla Corte Costituzionale. Oggi il colpo di spugna è offensivo per il Popolo sardo. Un gesto di sottomissione senza precedenti nella storia autonomistica”.

Lo ha detto stamane il deputato sardo di Unidos Mauro Pili nel corso di una conferenza stampa annunciando che non appena verranno ritirati i ricorsi alla Corte Costituzionale presenterà formale denuncia alla Corte dei conti per danno erariali contro coloro che si saranno resi artefici di un atto che rischia di far perdere alla Regione cifre ben oltre i 3 miliardi e 600 milioni.

“Nel contempo Unidos – ha detto Pili - avvierà una class action contro la Regione per la restituzione dell’Imu considerato che la Corte Costituzionale ha più volte sentenziato che non poteva essere applicata alle Regioni a Statuto Speciale. Il ritiro anche di quel ricorso è un danno diretto ai cittadini sardi per 649 milioni di euro. Rinunciare ad una causa fondamentale sia sul piano del diritto che della sostanza economica è un atto di vilipendio gravissimo all’autonomia regionale. Mettere nero su bianco che qualora si vincessero dei ricorsi la Regione non esigerà il beneficio di quella causa è semplicemente una follia. Nessun padre di famiglia farebbe un atto di rinuncia così vergognoso e umiliante di un diritto della propria famiglia. Un atto di servilismo verso lo Stato italiano e i loro partiti che non ha eguali nella storia autonomistica”.

TUTTE CONFERMATE LE REGOLE E LE SANZIONI DEL PATTO DI STABILITÀ
“E’ falso che non ci sarà più il patto di stabilità. Al punto 4 dell’accordo c’è scritto in burocratese ma in modo esplicito che continuano ad applicarsi le vigenti disposizioni in materia di monitoraggio,certificazioni e sanzioni. Ovvero si applicano persino le sanzioni del patto di stabilità”.

LA TRIPLICE MORSA DELL’EQUILIBRIO DI BILANCIO, DI COMPETENZA E CASSA, PER REGIONE E TUTTI I COMUNI SARDI
“L'equilibrio di bilancio, lo si evince in tutto il testo dell’accordo, sarà peggio del patto di stabilità. Riguarderà non solo la Regione ma tutti i comuni. Si applicherà al bilancio di competenza e di cassa. E ci saranno sanzioni e controlli. La maggioranza di governo regionale e nazionale con questo accordo hanno decretato la fine dell'autonomia della Sardegna, già duramente colpita nell’accordo del 2006. Un gioco delle tre carte tutto in perdita per la Regione”.

LA RINUNCIA ALLE CAUSE DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, UN SUICIDIO SENZA PRECEDENTI DELL’AUTONOMIA REGIONALE
“Il fatto politicamente più grave – ha detto Pili – è il punto 5 dove la regione si cala le braghe senza pudore, svendendo la residua dignità autonomistica. Lo stato impone, entro il 16 settembre, il giorno della riapertura della Corte Costituzionale, di tutte le cause pendenti. E rinunciando per il 2014-2017 a tutti gli effetti positivi finanziari ed economici. Siamo dinanzi ad un vero e proprio disastro, sul piano della dignità autonomistica e finanziaria. Il solo caso dell’IMU è di per se un atto scellerato considerata la pronuncia chiara dell’Alta Corte dinanzi al ricorso della regione Sicilia. La Corte Costituzionale, infatti, con sentenza n. 64 del 7 marzo 2012 in riferimento all'impugnativa del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, che istituisce l'IMU ha affermato che: «la potenziale sussistenza del denunciato contrasto,... rende operante la clausola di "salvaguardia" degli statuti speciali contenuta nel parimenti censurato comma 2 dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 23 del 2011, secondo cui il decreto "si applica nei confronti delle regioni a statuto speciale" solo "nel rispetto dei rispettivi statuti". Ne consegue l'inapplicabilità alla Regione ricorrente dei censurati commi dell'articolo 2, in quanto "non rispettosi" dello statuto d'autonomia”.

IL RAPPORTO PATTIZIO DIVENTA RAPPORTO DI SUDDITANZA
“E’ gravissimo l’obbligo finale a recepire l’armonizzazione delle norme nazionali – ha concluso Pili. Con questo punto è stata cancellata per sempre l’autonomia della Regione. Una violazione costituzionale indelebile visto che si dovranno adottare sistemi e schemi propri delle regioni ordinarie, imponendo un armonizzazione che i costituenti avevano, invece subordinato non ad un obbligo ma ad un principio pattizio”

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