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Pubblicato Lunedì, 01 Luglio 2013 01:55
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La via del non attaccamento - Salvatore Buzzi -

Conferenza di Salvatore Brizzi.

Tra gli argomenti:

Il Risveglio è uno stato nel quale non si percepiscono più gli ostacoli. Ogni cosa fluisce come un fiume.

Quando noi facciamo delle resistenze (perché sentiamo di dover difendere quello in cui ci siamo identificati oppure a cui ci siamo attaccati), siamo come una grossa pietra che si oppone allo scorrere del fiume, e questo provoca dolore.

Siamo tutti molto "bravi" ad apprezzare l'idea buddhistica di fluire con ogni cosa e distribuire amore universale... eppure,
basta che qualcuno ci "rubi" il parcheggio per farci dimenticare all'istante tutti gli insegnamenti del Buddha...

Perché c'è l'attaccamento?
A cosa serve?
Perché è necessario il processo dell'identificazione?

La prima grande identificazione è quella con i nostri corpi (fisico, mentale, emotivo). Identificarsi con la materia è necessario all'anima per costruire un "io". Le anime giovani sono in questa fase di evoluzione ed è bene che si identifichino sempre più con la materia, come i bambini che hanno bisogno di attaccarsi ai loro giocattoli e allle cose, per costruire un io... quello stesso io che da adulti permetterà loro di andare oltre.

Le anime che invece hanno già fatto questa esperienza, stanno trovando un modo per liberarsi dall'attaccamento, e per loro la via del Buddha si dimostra appropriata.

Occorre fare attenzione a non confondere i giudizi positivi (che sono sempre giudizi) con l'apertura del cuore. Il non attaccamento ha a che fare con l'apertura del cuore, e non con i giudizi.

Il buddismo ci svela che tutto è impermanente, ma dato che le persone ignorano questa verità, creano attaccamenti.

Vivere il proprio dolore è un attaccamento o un modo di elaborare?
Va bene esprimere il dolore, perché il nostro corpo emotivo lo sta elaborando e deve tirarlo fuori, ma quando lo facciamo dobbiamo essere presenti.

L'osservazione del nostro pensiero richiede uno sforzo... perché in genere diventiamo i nostri pensieri: il nostro io si identifica con i nostri pensieri...
Occorre fare uno sforzo per sottrarsi da questa abitudine e
automatismo.

Con il "ricordo di sé" si può vedere la propria mente da fuori... possiamo vedere i nostri pensieri che passano e non identificarci.

Un pensiero veramente originato da noi è un pensiero intuitivo, tutto il resto non è nostro... è solo roba che attraversa il nostro corpo mentale...

Noi non siamo i nostri corpi ma siamo gli abitanti dei nostri corpi (fisico, emotivo, mentale...)

Con il Risveglio, la coscienza e la mente diventano distinte: la coscienza vede la mente dal di fuori.

Un vero essere umano è in grado di pensare quando vuole, e quando vuole di non pensare.

Si tratta in pratica di auto-osservarsi ed essere presenti.
L'osservazione distaccata del pensiero gli toglie la carica emotiva.
Ogni volta che pensiamo a qualcosa abbiamo una perdita di energia.

La vera solitudine non è sentirsi soli, ma sapere che ci sei solo tu e il mondo è dentro di te. Questo mette fine a ogni paura.

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