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Nel cuore dei sardi l'eco delle parole del Papa: "Siate forti: non lasciatevi rubare speranza"

L'Isola vive già con nostalgia la giornata di cui ieri è stata protagonista. Ne ripercorre le tappe. Rilegge il messaggio di speranza che Papa Francesco, prima di partire, ha voluto lasciare a tutti i sardi, ai giovani in particolare: "Niente lamentele e rassegnazione. Siate sempre uomini di fede e di speranza".

L'Isola vive già con nostalgia la giornata di cui ieri è stata protagonista. Ne ripercorre le tappe. Rilegge il messaggio di speranza che Papa Francesco, prima di partire, ha voluto lasciare a tutti i sardi, ai giovani in particolare:

Alle 19 di ieri Papa Francesco ha lasciato la Sardegna. Il Santo Padre era atterrato all'alba. In mattinata l'incontro coi lavoratori, la messa, poi il pranzo in Seminario e nel pomeriggio l'incontro con poveri e detenuti e il mondo della cultura. Durante l'abbraccio coi giovani sardi, momento conclusivo della visita, ha lasciato all'Isola un messaggio di speranza: "Io non vendo illusioni: fidatevi di Dio". Ecco la cronaca di una giornata storica.

L'ALBA DI FEDE - Alle cinque e mezzo la città è viva: arrivano pullman carichi di pellegrini, provengono da tutta l'Isola. Nelle fermate degli autobus si aspetta il primo mezzo di trasporto pubblico utile. A piedi, gruppi di persone si incamminano verso le vie del centro. Una processione composta e gioiosa. Di giovani e anziani. L'alba non è ancora sorta ma il clima di fede e speranza ha già contagiato Cagliari.

L'ARRIVO DEL PAPA - Il pontefice è giunto in Sardegna a bordo di un Falcon 900L. Ad accoglierlo sotto la scaletta dell'aereo tra gli altri l'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri, il governatore Ugo Cappellacci, l'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede Francesco Maria Greco, il nunzio apostolico Adriano Bernardini. Un bimbo di 7 anni, Francesco, ha offerto al Papa un mazzo di rose bianche e gialle, i colori della Città del Vaticano. Un altro bimbo, Antonio, ha donato al Papa un piatto realizzato da un ceramista di Assemini con il disegno del Savoia Marchetti che nel 1925 era decollato da Elmas per volare verso Buenos Aires.

L'INCONTRO CON I LAVORATORI - Il primo contatto del Papa, appena arrivato a Cagliari, è stato con i lavoratori: "Devo dirvi coraggio ma vorrei fare di tutto come Pastore, come uomo, per aiutarvi. Questa è la seconda città che visito in Italia, nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignità e salute. Anche qui trovo sofferenza, una sofferenza che indebolisce e finisce per rubarti la speranza. Una sofferenza, la mancanza di lavoro, che ti porta a sentirti senza dignità".

FRANCESCO A BONARIA - Il pontefice, arrivato intorno alle 10 ha salutato i cento malati, in barella e gravi. Dopo un lento percorso in tutti i settori dove sono sistemati i pellegrini, è stato accolto nel sagrato da un lungo applauso e dal suono delle launeddas. Il Santo Padre ha quindi indossato in sacrestia i paramenti sacri ed è uscito per le celebrazioni. Prima di incontrare i fedeli ha pregato all'interno del Santuario assieme ai padri mercedari, custodi del simulacro della Vergine di Bonaria, alle suore mercedarie e al terz'Ordine mercedario. A riceverlo davanti al sagrato i massimi esponenti della comunità: il padre Generale dell'ordine di Nostra Signora della Mercede, l'argentino padre Pablo Bernardo Ordone, il padre provinciale P.Franco Podda, il parroco di Bonaria padre Giovannino Tolu e il viceparroco padre Salvatore Mura. I mercedari hanno donato al Papa una medaglia ricordo d'argento con l'effigie della Madonna di Bonaria. Poi l'incontro con i malati. Sul sagrato ha anche ascoltato il discorso di saluto del presidente della Regione Ugo Cappellacci e del sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

NESSUN DISCORSO SCRITTO - Dal colle di Bonaria, Francesco ha lanciato un monito contro l'idolatria del denaro". "Dio ha voluto che al centro del mondo non ci sia un idolo, il denaro, ma l'uomo e la donna, che portino avanti con il loro lavoro il mondo intero". "Lottiamo insieme contro l'idolo denaro", rimettiamo al "centro uomo e donna", in questo "sistema senza etica che idolatra i soldi".

Il Papa inizialmente legge, ma subito dopo va "a braccio". Guarda la folla e parla. Poi spiega: "Avevo scritto per voi ma guardandosi sono venute fuori queste parole. Consegnerò al vescovo queste parole scritte come se fossero state dette. Mi è venuto da parlarvi dal cuore".

E dal cuore grida al popolo sardo: "Non lasciatevi rubare la speranza, non lasciatevi rubare la speranza". La folla applaude. E accoglie l'invito alla preghiera.

LA PREGHIERA - "Signore Dio, guarda questa città, questa Isola, guarda le nostre famiglie. Signore, a te non è mancato il lavoro. Hai fatto il falegname, eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi vogliono rubarci la speranza. Signore, non lasciarci soli, aiutaci ad aiutarci tra noi. fa che dimentichiamo un po' l'egoismo e sentiamo nel cuore, in noi, di voler andare avanti. Signore Gesù, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro. E benedici tutti noi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Grazie e pregate per me". Poi ha celebrato la messa. Nei pezzi sottostanti l'omelia e i momenti più toccanti della liturgia.

IL PAPA A PRANZO - Una corsa nel cuore della città per il Papa dopo la conclusione della messa a Bonaria per arrivare al Seminario arcivescovile per il pranzo. Il Santo Padre è arrivato in via monsignor Cogoni poco prima delle 13: pasto veloce a base di culurgionis ogliastrini di Lanusei (tipici ravioli sardi), accompagnato da un bicchiere di Cannonau di Jerzu, perché il programma prevede subito un nuovo appuntamento, in Cattedrale. Un po' di delusione alla partenza da Bonaria quando Francesco, anziché salire sulla Papamobile, si è accomodato sul sedile posteriore della Ford Focus azzurra che lo aveva accompagnato in città dall'aeroporto. Al suo fianco c'era l'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio. Molti cagliaritani delusi perché, tra la folla, è stato molto difficile scorgere il Papa. L'auto con il Pontefice ha attraversato via Dante per poi imboccare via dei Giudicati e via Campania. Poi giù in via Cadello, sino al Seminario, in un percorso durato poco meno di dieci minuti.

IL PAPA IN CATTEDRALE - Alle 15 Papa Francesco, dopo essersi fermato per un rapido saluto davanti alla chiesa dei Cappuccini, in viale Fra Ignazio, è giunto in Cattedrale. Qui il Pontefice, accompagnato dall'Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio ha incontrato i poveri assistiti dalla Caritas e alcuni detenuti del carcere di Sassari e di Cagliari e dell'istituto Minorile di Quartucciu (Cagliari) ""Qui tutti abbiamo difficoltà, tutti abbiamo miserie, tutti noi abbiamo fragilità, nessuno qui è meglio dell'altro - ha detto Francesco alla platea - Tutti siamo uguali al Padre. Gesù ha scelto la via dell'umiltà e del servizio. La carità e l'amore sono una scelta di vita". E' poi tornato sulla concezione della cultura dello scarto. "Alcuni strumentalizzano i poveri per interessi personali. Questo è un peccato grave perché è usare i bisognosi. Usare Gesù per la propria vanità. Sarebbe meglio che queste persone rimanessero a casa".

IL POMERIGGIO CON FUORI PROGRAMMA- Il Papa, una volta salito sulla papamobile davanti alla cattedrale, è stato protagonista di un piccolo fuori-programma: è sceso dall'auto e ha salutato fedeli e bambini che lo aspettavano davanti a un asilo in via Martini, a Castello.

L'INCONTRO COL MONDO DELLA CULTURA - Alle 16 Francesco ha incontrato il mondo della cultura alla Facoltà teologica. E' stato accolto dal rettore, padre Maurizio Teani. Ha preso la parola dopo l'intervento del rettore dell'Università di Sassari, Attilio Mastino. "L'Università - ha detto il Papa - deve essere concepita come luogo di formazione alla sapienza e di educazione integrale alla persona. E' luogo di discernimento in cui imparare a leggere la realtà. Le letture parziali non servono. Bisogna vivere la realtà senza paura e fughe. Ogni crisi, anche quella attuale, è un passaggio. E' come il travaglio di un parto che costa fatica e porta la forza della speranza. La crisi che si sta vivendo è il segno del cambio di un'epoca. La crisi può diventare modello di purificazione per recuperare l'uomo in tutte le sue dimensioni". Il Papa ha poi invitato all'ascolto dei giovani e delle idee che pongono alla base della speranza: "E' tempo musicale per andare avanti". Alludeva ad un passaggio precedente in cui, sempre a braccio, aveva osservato che "i giovani, anche i politici" vanno ascoltati, perché hanno "un'altra maniera di pensare la politica, non dico - ha aggiunto - migliore o non migliore, ma parlano diversamente, stanno cercando la musica loro che è diversa dalla musica nostra, per questo ascoltiamoli, non abbiamo paura, cerchiamo questa chiave, ci aiuterà a sentire questa musica di giovani politici, scienziati, pensatori, ma giovani". Ha chiuso con un auspicio: "La speranza illumini il vostro impegno e il vostro studio".

LA FESTA DEI GIOVANI - Il Papa ha raggiunto il palco allestito nel largo Carlo Felice e ascoltato il messaggio dei giovani sardi. "Francesco, puoi contare su di noi", ha detto una ragazza dopo averlo salutato con un affettuoso "ciao". E' poi toccato a un giovane che ha anche affrontato i temi della crisi economica.

Durante il tragitto per raggiungere il luogo dell'appuntamento ha baciato i bambini. Sono stati gli stessi uomini della scorta a portarglieli perché potesse rivolgere loro il gesto di affetto paterno. La "confidenza" dei cagliaritani nei confronti di Francesco è stata riassunta da un cartello scritto da un residente nella zona di piazza Yenne: "Checco sali a prendere un caffè". All'arrivo nel largo è esplosa la festa. Canti e inni di gioia per gli ultimi momenti di permanenza del Santo Padre nel capoluogo.

IL DISCORSO DI ARRIVEDERCI - Davanti ai giovani il Papa ha fatto una sintesi della giornata trascorsa nell'Isola. "Grazie di essere venuti in tanti. E' stata una festa della fede che riempie di gioia. Pregate spesso per la Madonna: è una buona mamma". Poi è entrato nel merito delle questioni che i giovani, che si sono alternati sul palco, gli hanno presentato: "Alcune delle vostre "pregunte"", ha detto il Papa incorrendo in uno scivolone linguistico. Poi, sorridendo, si è corretto ("Anche io parlo il dialetto, eh") e ha fatto ricorso alle parole del Vangelo per parlare dell'esperienza del fallimento, comune a tutti i giovani: "Simone prendi il largo e getta le reti, disse Gesù. Ha chiesto una prova perché Simone e gli altri erano appena rientrati da una battuta andata male. Avevano vissuto l'esperienza del fallimento, la stessa che è tornata nelle vostre domande e che voi giovani sperimentate". "La giovinezza è speranza", ha sottolineato, "un giovane senza gioia e speranza, che sente la sfiducia della vita, è preoccupante. Non è un giovane". "Guardatevi da chi approfitta del vostro pessimismo per vendervi la morte. Io non vi vendo illusioni: fidatevi di Gesù. Non smettete mai di mettervi in gioco come dei buoni sportivi, non scoraggiatevi di fronte ai fallimenti. Gettate le vostre reti fiduciosi. No alle lamentele e alla rassegnazione". Il Santo Padre ha anche portato la sua esperienza personale: "Dopo tanti anni da quando ho sentito la vocazione accanto al Signore non mi sono pentito, perché mi sento forte, ma voi pensate che io sia Tarzan? No, mi sento forte perché nei momenti più bui, nel peccato, nella fragilità, ho guardato Gesù e lui non mi ha lasciato da solo, fidatevi di lui che non vi delude mai. Siate sempre uomini di fede e di speranza. Pregate per me. La Madonna vi accompagni".

Il messaggio che il Papa ha voluto lanciare ai giovani era anche riassunto da una grande scritta sul palco, in italiano e in sardo, alle spalle del Papa: "Non fatevi rubare la speranza". Dopo i canti e i balli tradizionali Francesco ha ripreso la parola per far riflettere i giovani sulla gravità del momento storico che il mondo sta vivendo: "Oggi in Pakistan c'è stata una strage con 72 morti. La strada della pace costruisce un mondo migliore. Se non lo fate voi non lo farà un altro. Questo è il problema e la domanda che io vi lascio: "sono disposto a prendere la strada per costruire un mondo migliore?". Poi ha invitato a pregare il Padre nostro e ha concluso nel consueto modo: "Pregate per me e arrivederci".

Sullo stesso palco in cui sono saliti i giovani rappresentanti della comunità sarda, Francesco ha anche incontrato e abbracciato i calciatori rossoblù e i loro bambini.

 

Fonte Articolo: http://www.unionesarda.it/

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