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Roma -  

Un caldo applauso sale dalla piazza alle 10 e 15 minuti, quando papa Francesco afferma: «Sanctos esse decernimus et definimus, ac sanctorum Catalogo ascribimus». Sono le due righe chiave della formula di canonizzazione, che riconosce la santità di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, e li iscrive nell’elenco dei santi della Chiesa cattolica. E’ il clou del lungo rito con cui Francesco canonizza davanti a circa 500mila persone il papa che ha indetto il Concilio Ecumenico Vaticano II e quello che ha cercato di portarlo a tutto il mondo, con slancio missionario e di evangelizzazione. Un rito da ricordare, con due papi viventi a concelebrare e due papi del Novecento che vengono canonizzati insieme.

Papi

Sotto lo sguardo ideale dei due arazzi raffiguranti i santi, appesi sulla facciata della basilica, la messa è cominciata dopo che le delegazioni ufficiali hanno preso posto in piazza, dopo che prima il presidente Giorgio Napolitano con la signora Clio, e successivamente un corteo di cardinali, sono andati a salutare Benedetto XVI che, sorridente e forse un po’ emozionato, aveva preso posto tra i celebranti. Subito dopo aver baciato l’altare, anche Papa Francesco è andato a abbracciare il predecessore, così che il lungo rito - che si svolge tra solennità e festa - è cominciato con l’immagine dei due papi viventi che si abbracciano e si accingono a pregare insieme.

All’inizio della Messa, il prefetto della Congregazione per le cause dei santi, Angelo Amato, ha letto le tre petizioni che chiedevano la canonizzazione dei due papi, quindi Bergoglio ha letto, anch’egli in latino, la formula di canonizzazione. Subito dopo sono stati prima presentati al Papa, e poi collocati accanto all’altare, i due reliquiari dei santi: uno contenente un frammento di pelle di Giovanni XXIII e l’altro una ampolla con il sangue di Giovanni Paolo II. I reliquiari, molto simili perché quello di Roncalli è stato realizzato a immagine di quello di Wojtyla (lo stesso della beatificazione nel 2011), sono stati portati rispettivamente da don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Giovanni XXIII, e dal Floribeth Mora Diaz, con il marito Edwin. Floribeth è la donna del Costa Rica la cui guarigione è stata riconosciuta come miracolo per canonizzare Wojtyla.

Alle preghiere dei fedeli, invece, sarà poi presente Marie Simone Pierre, la suora francese guarita dal Parkinson, primo miracolo riconosciuto per la beatificazione di Wojtyla. La cerimonia è proseguita con la messa vera e propria, comprese letture bibliche e preghiere nelle varie lingue del mondo, tra cui il cinese; la consacrazione e la comunione, l’abbraccio di pace.

Nella omelia Papa Francesco ha insistito sui due nuovi santi come papi del Concilio, capaci di soffrire con l’uomo contemporaneo, di affrontare le tragedie del Novecento con coraggio e serenità, di credere in un Dio di misericordia e testimoniarlo con la vita. Il Pontefice, che ha definito Roncalli il «Papa della docilità allo Spirito», «guida-guidata», e Wojtyla il «Papa della famiglia», ha affidato alla intercessione dei due nuovi santi i prossimi sinodi sulla famiglia, che ha messo in calendario per 2014 e 2015. E ha chiesto che ne venga un approccio di «misericordia»: che i sinodi «non si scandalizzino, perdonino, amino». Altra forte indicazione per la sua Chiesa da questa canonizzazione: la Chiesa del Concilio è anche la Chiesa degli Atti degli apostoli che descrivono una comunità di «amore, misericordia, semplicità e fraternità», «l’essenziale del Vangelo».

Al termine della cerimonia Papa Bergoglio ha salutato tutti i pellegrini presenti a Roma, ma anche quelli collegati attraverso i media, e in particolare ha salutato la comunità di Bergamo e di Cracovia, con l’appello di onorare «la memoria dei due Papi, seguendo i loro insegnamenti».

«Prima di concludere questa festa della fede - ha detto il Papa prima di recitare il “Regina Coeli” - desidero salutare e ringraziare tutti voi». E ha citato i concelebranti, - tra cui i sacerdoti di ogni parte del mondo, - le delegazioni ufficiali giunte da tutto il mondo, «per rendere omaggio a due pontefici che hanno contribuito in maniera indelebile alla causa dello sviluppo dei popoli e della pace», i pellegrini giunti da Bergamo e da Cracovia, la diocesi di Roma e il vicario Agostino Vallini, la città di Roma e il sindaco Ignazio Marino, le forze dell’ordine e i volontari.«Grazie a tutti». Un saluto anche per chi ha seguito attraverso i mezzi di comunicazione.

Al termine della cerimonia, intorno alle 12.10, Papa Francesco è tornato a salutare Papa Ratzinger per poi salutare le delegazioni politiche e dei tanti Stati presenti in piazza San Pietro.

Sul sagrato vaticano il pontefice ha salutato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio. Lunga e cordiale la stretta di mano con Napolitano, con il quale Bergoglio ha scambiato alcune battute.

Al termine dei saluti con le autorità, Papa Francesco è partito sulla «papamobile» per fare il giro di Piazza San Pietro tra i fedeli. Il Papa, acclamato a gran voce dalla folla, tra sventolii di bandiere di ogni colore e nazionalità, saluta e benedice i fedeli sui due lati del percorso transennato.

Il Papa è uscito dai confini vaticani ed è andato in Via della Conciliazione per salutare la folla dei pellegrini lì presenti. Il Papa ha percorso interamente la via salutando e benedicendo la moltitudine festante sui due lati, arrivando fino in prossimità di Castel Sant’Angelo.

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